ANSIA DA PRESTAZIONE NELLO SPORT

Nello sport l’emozioni hanno un impatto determinante sulla performance.
Lo stato emotivo in cui l’atleta si trova in un particolare momento determina ogni suo comportamento e può favorirlo od ostacolarlo nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

Lo stato emotivo, infatti, influisce sulla capacità di rimanere concentrati e di dirigere l’attenzione, sulla self-efficacy e sull’autostima, sulla memoria, sulla capacità di problem solving.

L’ansia da competizione è la reazione emotiva che si manifesta prima e durante la prestazione sportiva, caratterizzata da: tensione, rigidità muscolare, aumento della frequenza cardiaca, pensieri disfunzionali, difficoltà a mantenere la concentrazione ed eseguire i gesti tecnici acquisiti. L’ansia da competizione può impedire ad atleti, con elevate potenzialità e capacità, di esprimere tutto il loro potenziale e di raggiungere la Peak Performance.
Per questo imparare a gestire la propria ansia è fondamentale per essere nello stato emotivo funzionale per poter essere performante.

L’ansia da competizione è determinata da numerosi fattori, tra cui l’esperienze passate e il significato che l’atleta attribuisce all’evento. In questo caso non è la situazione esterna che causa stress, ma il modo di pensare l’evento, il significato attribuito a quella partita o gara.

Ci sono alcuni fattori che portano l’atleta a sperimentare uno stato di ansia prima e durante la performance:

  • Timore di fallire. È la paura di fallire o di essere sconfitti, soprattutto se gli avversari sono ritenuti meno bravi. Questa paura spesso deriva dal significato che viene attribuito al fallimento e che porta l’atleta ad essere focalizzato su come evitare il fallimento invece che perseguire il successo.
  • Paura di vincere (Nikefobia). Questa paura deriva dalla convinzione di non avere le abilità e le capacità che il successo richiede. L’atleta, sulla base di questa convinzione, mette in atto in modo inconsapevole comportamenti “auto-sabotanti” che gli impediscono di raggiungere livelli elevati di prestazione, nonostante le sue grandi potenzialità.
  • Paura del giudizio. È la paura che la propria performance sia valutata negativamente dall’allenatore, dal procuratore, dal pubblico.
  • Timore d’infortunio. È la paura di infortunarsi e di compromettere il proseguo dell’anno o della carriera. Questa paura può essere presente con maggiori probabilità se l’atleta ha subito di recente un altro infortunio.

Ci sono tecniche che possono essere apprese ed utilizzate per gestire l’ansia da prestazione, tra queste:

  • La respirazione. Respirare in maniera corretta aiuta a gestire al meglio la propria attivazione corporea. La “respirazione diaframmatica”, lenta e profonda, permette di abbassare il livello dell’ansia agendo direttamente sul nostro sistema nervoso parasimpatico deputato a produrre rilassamento. Inoltre il porre l’attenzione sul ritmo respiratorio permette di allontanare pensieri disfunzionali che attivano e alimentano l’ansia da prestazione.
  • Tecniche di rilassamento. Queste tecniche permettono di indurre nella persona uno stato di rilassamento muscolare e psichico in modo tale da ridurre lo stato di ansia. Se allenate costantemente possono essere usate per gestire l’arousal anche qualche minuto prima della prestazione. Due tecniche di rilassamento molto conosciute ed utilizzate sono: il training autogeno di Schultz e il rilassamento progressivo di Jacobson.
  • La visualizzazione. Questa tecnica utilizza l’abilità di immaginare per potersi mettere nello stato emotivo funzionale alla prestazione di eccellenza. Se l’atleta si trova in uno stato di ansia da prestazione immaginerà di non riuscire, di commettere errori e non ottenere il risultato che desidera. Per poter gestire l’ansia occorre produrre immagini nelle quali l’atleta vede se stesso che esegue la sua performance nel modo desiderato e si trova nello stato emotivo per lui funzionale per eseguire quella prestazione al meglio delle sue possibilità.
  • Self talk. L’ansia da prestazione, come detto sopra, non dipende dalla situazione stressante ma dal significato che viene attribuito ad essa, che determina di conseguenza l’atteggiamento con cui affrontiamo la performance. Per gestire l’ansia occorre focalizzarsi sui pensieri fatti prima e durante la prestazione e che hanno scatenano il vissuto di ansia. Questi pensieri disfunzionali, una volta individuati, posso essere modificati in pensieri funzionali che permettono all’atleta di esprimere le sue potenzialità.
  • Bio-feedback. È uno strumento che permette di rilevare, tramite computer, il livello di ansia o attivazione. I parametri fisiologici dell’atleta vengono rilevati da sensori, posizionati in modo superficiale sulla persona, e rappresentati sul computer. L’atleta vede i propri parametri rappresentati sul pc e si allena, attraverso dei giochi, a gestire il livello di ansia e ad acquisire consapevolezza dello stato emotivo ottimale per essere performante. In questo modo potrà riprodurlo in modo volontario tutte le volte che sarà necessario per affrontare una performance.