I MAGICI UNDICI METRI

Magici e, allo stesso tempo, maledetti sono i metri dai quali viene calciato il rigore e che portano con sé numerose dinamiche psicologiche.

Magici perché il giocatore è solo davanti al portiere con la palla ferma e può mettere in campo tutte le sue abilità tecniche e mentali.

Maledetti perché numerose sono le dinamiche interne che si innescano in quel momento e che possono determinarne l’esito.

Numerose sono state le partite decise ai calci di rigore, partite determinanti per la qualificazione o la vittoria di un mondiale, di un europeo, di un trofeo. Per ultima possiamo pensare alla finale dei mondiali in Qatar, che ha incoronato ai rigore l’Argentina campione del mondo.

Dopo 23 giornate di campionato, in Serie A è stato segnato solo il 77% dei penalty assegnati. Quota mai stata così bassa negli ultimi cinque anni.

La stessa cosa sta accadendo nei cinque campionati top d’Europa, dove in Bundesliga si scende sotto il 70%.

Spesso viene utilizzata la parola “lotteria” per definire una partita che viene  definita ai calci di rigore, ma oggi i calci di rigore sono sempre più studiati ed esaminati da professionisti che analizzano le traiettorie preferite, gli angoli,  le scelte al tiro e che permettono al portiere di conoscere il giocatore che si troverà di fronte. Inoltre abbiamo visto portieri che hanno sulla loro borraccia appunti che riguardano le modalità di calciare dei possibili rigoristi della squadra avversaria e che li può aiutare nel parare.

Ma viene sottovalutata una componente importante: la componente psicologica!

Quali sono, infatti, le dinamiche psicologiche che ci sono dietro ad un calcio di rigore? Quale stato mentale permette ad un calciatore, che si appresta a calciare dal dischetto, di essere performante e segnare?

L’Inghilterra prima di iniziare i mondiali si è allenata a calciare i rigori senza il portiere. Il rigore per l’Inghilterra ormai è diventato un incubo, numerose sono le partite, decisive per la competizione, che ha perso proprio ai calci di rigore.

“Chiunque può tirare un calcio di rigore. Il problema è che in allenamento purtroppo non possiamo ricreare la stessa pressione che c’è in partita”, ha detto il portiere Ramsdale. Per cui se è fondamentale la preparazione tecnica e fisica, il portiere inglese sottolinea un altro aspetto fondamentale nel momento in cui il calciatore si appresta a calciare il rigore: la pressione emotiva! Pressione emotiva data dall’importanza che quel momento può avere per la tua squadra, per il risultato della partita, per la vittoria di una finale.

Occorre una preparazione psicologica e mentale per gestire la pressione di questi momenti. Tutti i calciatori professionisti, infatti, sono capaci di calciare un rigore ma la differenza è riuscire a farlo durante una partita, soprattutto se questa è determinante per la conquista di un titolo. Proprio nelle partite importanti, infatti, entrano in gioco numerosi fattori emotivi quali la paura di sbagliare, i ricordi di rigori sbagliati, pensieri disfunzionali.

Non è certo per l’errore in un calcio di rigore che viene messo in discussione un giocatore e allo stesso tempo può allenarsi mentalmente perché gli errori davanti al dischetto possano diminuire.

Per poter aumentare le probabilità di segnare dagli undici metri è fondamentale rimanere concentrati, avere totale fiducia nei propri mezzi, azzerare i pensieri e gestire le proprie emozioni, abilità che possono essere tutte allenate.

Ogni percorso di allenamento mentale è specifico per ogni giocatore e deve essere fatto con un professionista in grado di accompagnare l’atleta in questo viaggio di sviluppo delle proprie potenzialità.

Intanto ti suggerisco due piccoli “trucchi” che puoi iniziare ad utilizzare nel momento in cui ti appresti a calciare il rigore:

1. Ricordati di restare sempre con il tuo corpo e la tua testa rivolti verso la porta, dopo aver posizionato il pallone sul dischetto, e cammina all’indietro per prenderti lo spazio necessario per la rincorsa. Questo perché se rivolgi le spalle alla porta, la tua camminata, interrompe la preparazione mentale al tiro e ti porta a concentrarti su varianti sulle quali non può avere il controllo

2. Il secondo trucco consiste nel non guardare troppo a lungo il portiere. Chi osserva per più tempo il portiere risulta avere più in ansia e quindi maggiori probabilità di sbagliare.

Dott.ssa Martina Marchionni