IL TALENTO DI DE KETELAERE

Domenica 13 Novembre si è conclusa la quindicesima giornata di campionato ed è iniziata la pausa per i mondiali in Qatar. Da qualche settimana numerose sono le polemiche su Charles De Ketelaere e sul suo rendimento al di sotto delle aspettative e delle sue reali potenzialità.

Il calciatore classe 2001 è arrivato quest’anno al Milan dopo una lunga trattativa con il Bruges. Dopo una bella partenza nella prima partita ed un assist nella terza giornata contro il Bologna è entrato in una spirale negativa.

Numerosi sono stati i commenti su di lui da addetti ai lavori ed allenatori, che hanno definito la difficoltà di Charles una questione psicologica.

Tante sono state le pressioni su di lui, definito il predestinato e l’erede di Kakà. Il giocatore si è trovato in un grande club con un ambiente completamente diverso, pressioni e richieste differenti da quelle a cui era abituato.

La difficoltà a gestire le pressioni, l’ansia da prestazione e la paura di non essere all’altezza impediscono al belga di esprimere il suo grande talento e le sue potenzialità.

Il percorso di De Ketelaere ricorda il percorso fatto da Tonali e Leao, che al primo anno al Milan erano ben lontani da quello che sono adesso.

Tonali è oggi il leader indiscusso della squadra ma dopo la prima stagione ci sono stati dubbi sul tenerlo o meno.

Possiamo allo stesso tempo vedere calciatori del passato e anche del presente, come Kvaratskhelia, che dopo pochi mesi hanno mostrato le loro doti di grandi campioni.

Questo ci conferma che ogni calciatore ha il proprio percorso per raggiungere il successo. Percorso unico e a volte faticoso, che può presentare anche momenti difficili, ostacoli, paure ed infortuni.

Quindi occorre lasciare che Charles faccia il suo percorso ed allo stesso tempo è possibile individuare un approccio a livello mentale per lui efficace, affinché possa eliminare il blocco che gli impedisce di esprimere tutto il suo potenziale, gestire l’ansia da performance e le pressioni.

Prima di tutto occorre riportare l’attenzione del giocatore sul suo talento. Mettere il focus su ciò che ha e sulle sue capacità distintive gli permette di riacquisire fiducia in se stesso e nelle sue capacità, di fare progressi inimmaginabili. Per fare questo può pensare a tutte quelle situazioni in cui ha avuto successo e individuare quali talenti ha messo in campo, quei talenti che gli hanno permesso di raggiungere quel risultato.

Focalizzarsi, infatti, sui risultati passati e sui propri successi permette di acquisire maggiore fiducia in se stesso e nelle proprie capacità, di percepirsi in grado di affrontare le difficoltà.

È importante che il giocatore, oltre a focalizzarsi sul proprio talento, accolga  ed accetti anche le sue fragilità. Solo quando l’atleta accetta le proprie fragilità e le integra con i suoi talenti può essere pienamente se stesso ed esprimersi al meglio raggiungendo ciò che davvero desidera.

Il giocatore, inoltre, deve comprendere quali sono le convinzioni che ha su se stesso e che ne limitano l’espressione del potenziale. Una volta individuate le convinzioni limitanti è possibile lavorare per modificarle in convinzioni potenzianti. Può osservare quali sono le convinzioni di atleti che hanno raggiunto il successo che desidera e può modellarli.

È necessario che impari a gestire il suo stato emotivo. È possibile acquisire gli strumenti necessari per gestire le pressione, le interferenze interne ed esterne, gli errori in modo che non influenzino l’espressione del potenziale del calciatore.

È importante che l’atleta definisca i suoi obiettivi, inizialmente obiettivi di performance e solo successivamente obiettivi di risultato. Una volta definiti gli obiettivi viene costruito un piano di azione efficace da mettere in atto costantemente per raggiungere ciò che desidera.

Dott.ssa Martina Marchionni